Sapienza divina

Sapienza divina

Sapienza divina. La Prima Lettura è tratta dal libro della Sapienza. È l’ultimo libro dell’Antico Testamento. Il testo greco intitola “Sapienza di Salomone”, ma questa attribuzione è chiaramente fittizia. L’autore, di origine ebrea, che lo ha scritto direttamente in greco, apparteneva alla diaspora giudaica residente in Egitto, molto numerosa soprattutto ad Alessandria, la grande metropoli ellenistica, in cui vivevano circa 200.000 Ebrei al tempo dell’autore, cioè verso la metà del I secolo a.C.

La cultura ellenistica e i vari culti religiosi da una parte, l’ostilità dei pagani e qualche periodo di aperta persecuzione dall’altra, mettevano fortemente in pericolo la fede degli Ebrei, parte dei quali abbandonavano la religione dei padri e giungevano fino ad infierire sui loro ex correligionari.

Il libro della Sapienza, che suppone questo sfondo storico, vuole essere un ampio discorso teso a rinsaldare la fede e la speranza, ricorrendo al patrimonio storico-religioso della tradizione dei padri. In altre parole, vuole ammonire gli Ebrei a non lasciarsi sedurre dalla falsa “sapienza” dei Greci, che consideravano somma felicità la potenza, la ricchezza, il bello, la salute fisica e i piaceri della vita.

I 5 versetti del nostro brano fanno parte dell’unità letteraria costituita dai capitoli 7-9 e ne costituiscono praticamente l’inizio. In essa la figura del sapiente per antonomasia è quella di Salomone, figlio di Davide.

Salomone, nei versetti 1-6, precedenti il nostro testo, è presentato come un semplice uomo, uno come gli altri, che non è nato con la sapienza divina.

Né la nobiltà dei natali, né qualunque altra caratteristica assicura a priori la sapienza divina, che deve essere, allo stesso tempo, accolta come dono di Dio e conquistata con l’impegno. Entrambe le cose suppongono un intenso desiderio: Salomone ha desiderato e cercato la sapienza di Dio e ha pregato per essa.

La prima Lettura spiega come Salomone ottenne da Dio la sapienza: «… pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza» (v. 7).

Il riferimento è al momento in cui il Signore apparve in sogno a Salomone sul monte Gàbaon e gli disse: «Chiedimi ciò che io devo concederti» (1 Re 3,4-15; cfr. 2 Cr 1,3-12). Salomone rispose: «Io sono un ragazzo, con so come comportarmi (v. 7)… Concedi a tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (v. 9) Piacque al Signore che Salomone avesse fatto questa richiesta, perciò gli disse: «Poiché tu hai domandato questa cosa e non hai domandato per te lunga vita né ricchezze, né la vita dei tuoi nemici io agisco secondo le tue parole… Anzi ti dono pure quanto non hai chiesto…» (vv. 10-13).

Nella seconda parte del brano (Sap 7,8-10), Salomone tesse l’elogio della sapienza divina, cioè concessagli da Dio e, paragonandola alle creature più affascinanti, conclude: tutto ciò che gli uomini apprezzano, gemme, oro, argento, al confronto sono un nulla (v. 8), sono un pugno di sabbia, fango (v. 9); la bellezza fisica (cantata da un intero libro della Bibbia, il Cantico dei Cantici), il possesso di regni, scettri e troni non meritano di esserle paragonati (vv. 9-10). Neppure la luce, la più splendida delle creature, regge il confronto, perché la sapienza di Dio «è più bella del sole, supera ogni costellazione di astri, vince la luce del giorno» (7,29).

Ma davvero per scegliere la sapienza divina bisogna rinunciare a tutto ciò che è bello nel creato?

L’autore del libro della Sapienza non mostra alcun disprezzo per i beni temporali, egli è convinto che siano molto buoni. Tutto ciò che Dio ha fatto è bello e buono, ma è per ottenere questi beni che è necessaria la sapienza divina.

Nell’ultima parte del brano (v. 11), Salomone riconosce che, proprio per aver scelto la sapienza divina, il Signore gli ha concesso tutti gli altri doni.

La sapienza divina è una sposa deliziosa. Chi si lega a lei per amore, chi non volge gli occhi ad altre sapienze, anche se seducenti, chi la introduce nella propria casa, farà una scoperta sorprendente: in dote lei porterà con sé ogni bene.

Chi diviene saggio, chi impara a dare alle creature il loro giusto valore e fa scelte conformi al progetto di Dio non perde nulla, guadagna tutto: ottiene la vera gioia.

Questo è quanto si deduce dalla prima Lettura. Ma in cosa consiste propriamente la sapienza divina? Da tutto il contesto sembra possibile concludere alcune cose.

Il termine sapienza non vuol dire propriamente sapere, e tanto meno solo scienza o intelligenza. Il verbo latino “sàpere” allude al gusto (sapio) delle cose. Salomone non chiede solo di “conoscere” ma di discernere la volontà di Dio: questo è di chi amando il Signore desidera conformarsi a lui. All’anima non basta la verità intellettuale della fede. Occorre che questa verità sia impregnata dal gusto dell’amore, di modo che Dio non sia solamente la persona creduta, ma anche la persona amata che suscita nell’anima il desiderio di conoscerla senza fine.

Sapienza divina è capacità di “gustare Dio”: «Gustate e vedete quant’è buono il Signore!» (Sal 34,9). Questo è importante per la nostra vita spirituale perché un Dio che non si gusta mai, diventa un Dio insipido, che sa di stantio e che dà nausea, e che perciò si fa presto a lasciar stare e di cui non si parla volentieri.

Sapienza divina è capacità di gustare “le cose di Dio” ossia di penetrare e assaporare il senso profondo dell’essere, della vita e della storia, andando oltre la superficie delle cose e degli eventi per scoprirne il significato ultimo, voluto dal Signore” È vedere la realtà con gli occhi di Dio, sentire con le orecchie di Dio, amare con il cuore di Dio, giudicare le cose con il giudizio di Dio: questa è la sapienza divina che ci regala lo Spirito Santo.

Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di sapienza:
donami lo sguardo e l’udito interiore,
perché non mi attacchi alle cose materiali
ma ricerchi sempre le realtà spirituali.
Vieni in me, Spirito Santo, Spirito dell’amore:
riversa sempre più la carità nel mio cuore.
Vieni in me, Spirito Santo, Spirito di verità:
concedimi di pervenire alla conoscenza
della verità in tutta la sua pienezza.
Vieni in me, Spirito Santo,
acqua viva che zampilla per la vita eterna:
fammi la grazia di giungere a contemplare il volto del Padre
nella vita e nella gioia senza fine.
Amen.

Foto: Luca Giordano, Sogno di Salomone, olio su tela (1694-1695), Museo del Prado, Madrid / commons.wikimedia.org

Lascia un commento