Il carro nella melma

Il carro nella melma

 

Il carro nella melma – Nel romanzo simbolico
intitolato ai Fratelli Karamazov,
Feodor Dostoiewsky rappresentò
in Dimitri la vecchia Russia slavista,
in Ivan la nuova Russia europeizzata,
e in Alioscia la Russia dell’avvenire.

Modello vivente di Alioscia
fu Vladimiro Soloviev, che
alla morte di Dostoiewski aveva 28 anni,
e scendeva da una cattedra universitaria
a causa delle sue idee «romane»,
cioè tendenti al Cattolicesimo.

Difatti, poco dopo,
abbandonava la Chiesa russa ortodossa
per entrare in quella romana cattolica.
Per questo venne accusato di antipatriottismo
e fu tenuto costantemente
sotto la censura politica.
Morì nel 1900, a 47 anni, lasciando nome di
«primo filosofo della Russia».

***

Il carro nella melma – In una leggenda
del suo paese, che egli raccolse e trascrisse,
Soloviev adombrò la differenza
tra la spiritualità orientale e quella occidentale,
tra la Chiesa russa e quella romana,
facendo capire come la seconda
aderisse meglio allo spirito evangelico,
unendo alla contemplazione
l’azione ispirata dalla carità.

San Nicola e San Cassiano

Il carro nella melma – Protagonisti della leggenda
erano due santi: il primo, san Nicola,
rappresentava il carattere della Chiesa romana;
il secondo, san Cassiano,
quello della Chiesa russa.

«San Nicola e San Cassiano – narrava il Soloviev,
scesi dal Paradiso per visitare la terra,
un giorno, sulla loro strada,
videro un povero contadino,
che faceva inutili sforzi,
nello spingere un carro di fieno,
affondato nella melma.

“Andiamo a dare una mano a quel poveretto”,
disse San Nicola.
“Me ne guarderei bene!, – rispose San Cassiano. –
Avrei paura d’infangarmi
la bianca clàmide”.
“Aspettami, allora,
o prosegui la strada da te solo”,
– disse San Nicola,
entrando senza indugio nella melma.

Egli aiutò vigorosamente in contadino
a trarre il carro dal pantano,
poi raggiunse il compagno.
Era tutto coperto di fango,
con la clàmide stracciata e impillaccherata.

***

Quando San Pietro lo vide in quello stato,
se ne meravigliò.

“Che cosa ti è accaduto?” – gli chiese.
San Nicola raccontò il fatto.

“E tu? – domandò San Pietro a San Cassiano.
Non eri con lui giù sulla terrà?”.
“Sì, ma io ho l’abitudine
di non immischiarmi
in ciò che non mi riguarda.
E bado soprattutto,
di non macchiarmi la clàmide
e di mantenerla immacolata”.

“Ebbene, – disse San Pietro; – tu, Nicola,
che non hai avuto paura di sporcarti,
aiutando il tuo prossimo,
sarai festeggiato due volte all’anno
e verrai considerato
come il più gran santo,
dopo di me, di tutta la Russia.
Tu, invece, Cassiano
contentati d’avere la clàmide immacolata,
perché la tua festa
ricorrerà soltanto negli anni bisestili,
una volta ogni quattro anni”».

***

Il carro nella melma – E il Soloviev
commentava così la leggenda popolare:

«Noi amiamo
la veste pura e splendida di San Cassiano,
ma poiché la nostra carretta
è ancora in mezzo al fango,
abbiamo soprattutto bisogno di San Nicola,
di questo intrepido santo,
pronto a mettersi all’opera per soccorrerci».

E proseguiva,
da filoso e storico acutissimo:

«La Chiesa romana,
fedele alla sua missione apostolica,
non ha avuto paura di scendere
nel fango della vita storica…
La Chiesa orientale, invece,
col suo ascetismo solitario,
col suo misticismo contemplativo,
si è distaccata dalla politica
e da tutti i problemi
che interessano l’umanità».

E concludeva:
«L’ideale dell’Oriente non è falso,
ma incompleto…
La Chiesa romana,
non conoscendo la pietà individuale,
considerata vero germe della religione,
vuole però che questo germe
si sviluppi e porti frutti
di un’attività sociale,
per la gloria di Dio
e per il bene universale dell’umanità.
L’Oriente prega.
L’Occidente prega e lavora.
Quale dei due ha ragione?».

Il carro nella melma

La leggenda russa,
raccolta e commentata da Soloviev,
dovrebbe suggerire qualcosa
a tutti coloro che quotidianamente
si scandalizzano dell’azione della Chiesa
in campo sociale e politico,
considerando imperdonabili schizzi
di fango sulla sua bianca clàmide
gli interventi, che essi a torto
reputano illegittimi,
in favore dei suoi figli
che faticano e stentano
nel fango della vita;
senza curarsi di coloro
che aggiungono fango al fango,
accusandola di mondanità
e di conformismo.

Piero Bargellini, «Il libro degli esempi».
Vallecchi Editore, Firenze 1963, pp. 4-6.

Foto: Orchidea garzetta / pinterest

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