Beatitudine

Beatitudine di Maria (Lc 11,27-28)

Beatitudine. Se l’esorcismo operato da Gesù (la guarigione di un uomo da un demonio che lo aveva reso muto) aveva provocato lo stupore della folla, le parole di Gesù conseguenti a quell’esorcismo (Vangelo di ieri, Lc 11,15-26) suscitano l’approvazione entusiasta di una donna: «Beato il grembo che ti portato e il seno da cui hai preso il latte» (v. 27). Proclamare la beatitudine di una madre per esprimere l’ammirazione nei confronti di un figlio è usanza corrente nel giudaismo. Ma all’elogio nei confronti della madre Gesù contrappone un’altra beatitudine: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (v. 28).

Due ordini di realtà si confrontano nelle parole della donna e di Gesù: l’ordine di una vita umana, legata in primo luogo alla logica degli affetti, della discendenza naturale, della famiglia; l’ordine di una nuova vita, nella quale la radice ultima di senso (per la vita personale, per i rapporti personali e il vivere sociale) è data da Dio e dalla sua Parola.

L’affermazione dell’anonima donna, infatti, richiama alla memoria quanto Elisabetta diceva di Maria, proclamandola “beata” (Lc 1,45), mentre la risposta di Gesù ribadisce la logica di quanto Egli stesso aveva già detto a proposito dell’ascolto della Parola (cfr. Lc 6,47; 8,15.21).

Gesù non nega la beatitudine di sua madre, come non nega il valore dell’umano in tutti i suoi aspetti, ma rivela attraverso queste parole il suo modo di vedere il senso pieno dell’esistenza e indica alla folla riunita la via di felicità e realizzazione piena: ascoltare la Parola di Dio e custodirla. Indica, cioè, la logica ultima che tutto deve alimentare e sostenere.

Il binomio “ascoltare-custodire”, che rimanda a tutta l’esperienza religiosa ebraica e in particolare al Deuteronomio e ai Salmi, è ben presente all’evangelista Luca, che insiste sul fatto che all’ascolto della Parola debba seguire adesione, osservanza, ubbidienza fedele (Lc 8,15.21).

I discepoli sono così rimandati all’essenziale della loro identità: l’ascolto e l’osservanza della Parola costituiscono la dinamica vitale, fontale e sempre innovante di tutta l’esistenza. Tutto ciò che i discepoli sono e possono essere, tutto ciò che possono pensare e fare, è dato da questo fedele e permanente ascolto e custodia di una Parola ricevuta come fonte di vita, di senso, di azione.

Per comprendere che gli intenti di Luca sono questi, bisogna tener presente che il Vangelo odierno fa parte di un’unità didattica, in cui Luca presenta la missione dei discepoli di Gesù e chiede ai suoi lettori: “Sapete cosa è veramente gradito a Dio? Avete capito in che cosa consiste la fedeltà a Dio? Non nel moltiplicare preghiere come fanno i pagani (riferimento a Mt 6,7), ma nel comportarsi come fece Gesù che diceva: «Mio cibo è fare sempre la volontà del Padre mio» (Gv 4,34) e nell’imitare Maria, che nei Vangeli appare come Colei che custodisce nel cuore meditandola la Parola di Dio e si manifesta come «la serva del Signore», ossia che obbedisce sempre a Dio.

Benché non appaia subito e a tutti chiaro, è a lei che nel Vangelo odierno si riferiscono direttamente, non solo la frase della donna che glorifica Maria per essere la madre di Gesù (v. 27), e questo è evidente, ma anche la risposta di Gesù, che precisa che la grandezza di sua madre consiste soprattutto nel fatto che ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha osservata, cioè messa in pratica (v. 28; riferimento a Lc 1,39-56).

Da parte nostra conseguiremo la vera sapienza – e pertanto la vera beatitudine – se, come Maria, la prima discepola di Gesù, sapremo ascoltare Dio con fede e obbedienza.

Ora che la Chiesa, nella sua riforma postconciliare, ha riscoperto il valore della Parola di Dio, possiamo dire di essere buoni seguaci di Gesù – e devoti della Vergine – se miglioriamo nel nostro atteggiamento interiore ed esteriore di ascolto e di adempimento di questa Parola. Allora si potrà dire che costruiamo la nostra casa sulla solida roccia e non sopra la precarietà e l’instabilità della sabbia.

Te beata, o Maria,
che accogliendo l’annuncio dell’angelo,
sei divenuta Madre del Verbo.
Te beata, che meditando nel silenzio del cuore
le parole celesti,
sei diventata discepola del divino Maestro.

Foto: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte» / claretwestng.org

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