Satana

Satana, l’avversario del regno di Dio

Venerdì della XXVII settimana del tempo ordinario

Il vangelo di oggi (Lc 11,15-26) ci parla dell’impegno di Gesù contro satana.

Si tratta di una realtà che è pressoché scomparsa dalle nostre omelie liturgiche, ma anche dai pensieri e dai discorsi di tanti cristiani.

Meditare su Satana, tuttavia non è fuori luogo e fuori tempo, perché ne parla non solo in Vangelo di oggi, ma anche tutta la Bibbia. Addirittura, a ben vedere, satana apre e chiude la Scrittura. La Bibbia, infatti, si apre con il racconto di satana, che ispira la prima rivolta dell’uomo contro Dio (Gn 3), e si chiude con la descrizione del tentativo tracotante, da parte di satana, di opporsi ai disegni di Dio, costruendo sulla terra “la città dell’Anticristo” (Ap 16,19).

Si può pensare, dire e scrivere su satana ciò che si vuole, anche che non esiste o che è solo il simbolo di tutto il male che c’è nel mondo, ma si deve convenire che gli scrittori sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento la pensavano diversamente (satana, chiamato anche diavolo o demonio, è nominato nei soli Vangeli 71 volte). Il problema di chi legge gli scritti sacri è se credere a questi scritti o al proprio modo di interpretarli.

Per inquadrare il Vangelo di oggi nella sua giusta dimensione ci soccorre il v. 14, omesso dal nostro brano, ma che di fatto lo precede: «Gesù stava scacciando un demonio che aveva reso muto un uomo. Questi, appena fu guarito, si mise a parlare e la folla rimase meravigliata».

In questo contesto e in contrasto ad esso (è l’inizio del Vangelo di oggi) «alcuni» lanciano una pesante accusa a Gesù: per ottenere tali effetti sorprendenti, Egli è in combutta con il capo dei demoni. «È in nome di Beelzebùl, capo dei demoni, che egli scaccia i demoni».

Calunnia più infamante non si poteva lanciare contro il Messia che annunciava il regno di Dio e poneva segni evidenti della sua presenza. Questi “alcuni” volevano accreditare presso la gente l’opinione che Gesù fosse uno dei soliti imbroglioni del momento, per di più connivente con il mondo demoniaco che pretendeva esorcizzare.

«Conoscendo le loro intenzioni» (v. 17), Gesù interviene decisamente a mostrare l’insensata illogicità di tale opinione. Con due esempi – un regno e una città – Egli dimostra che se sussiste una divisione è inevitabile la distruzione. Sarebbe il caso del “regno di satana”, qualora fosse diviso in se stesso. Inoltre Gesù argomenta con la pratica esorcistica esercitata da alcuni ebrei. Anche contro costoro varrebbe l’accusa che Gli è stata mossa.

L’accusa di scacciare i demoni con l’aiuto di Beelzebùl, inoltre parte da una falsa idea di satana e del suo regno. Il regno di satana non è un regno diviso, come pensano gli accusatori di Gesù, ma compatto, costruito in alternativa al regno di Dio; e satana è un personaggio veramente temibile: è «forte e bene armato» (v. 21) – dice Gesù – e non si lascia sfuggire di mano ciò che con tanta fatica e mille astuzia è riuscito a conquistare. È, in altri termini, un lottatore instancabile.

Nei vv. 24-26, Gesù afferma che satana, quando è espulso da un uomo, non pensa che a ritornarvi. Perciò «va a prendere sette spiriti peggiori di lui», cioè moltiplica i suoi assalti finché riesce a riconquistare la posizione perduta, e in tal modo «l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima» (v. 26).

Dopo aver rintuzzato la calunnia di scacciare i demoni con l’aiuto di Beelzebùl, Gesù punta sul collegamento fra la sua azione liberatrice da influenze maligne con l’annuncio del regno di Dio che qualifica la sua missione. Il v. 20 merita una particolare attenzione: l’impotenza dei demoni è il segno esteriore della signoria di Dio che comincia ad operare nelle parole e nei gesti di Gesù. «Se… io scaccio i demoni con il dito di Dio (cioè con la sua forza e la sua potenza), è dunque arrivato per voi il regno di Dio».

Non sarà inutile, a questo punto, notare che il vangelo di oggi sul potere di satana segue immediatamente l’esortazione di Gesù, meditata ieri (Lc 11,5-13), a chiedere a Dio, come supremo bene dell’uomo, lo Spirito Santo. L’evangelista Luca intende dire che c’è Spirito (con la maiuscola) e spirito (con la minuscola): c’è lo Spirito di Dio, che aiuta l’uomo a costruire il regno di Dio, e c’è lo spirito di satana che lo aiuta a distruggerlo.

Dopo questo Vangelo, dobbiamo avere paura di satana?

Certamente, ma senza esagerare. Come è un errore degradare satana al ruolo di simbolo o ridurlo a un lupachiotto da fumetti, che digrigna i denti ma non morde nessuno, così è un errore ancora più grave esaltarne il potere come se fosse un drago invincibile.

Infatti, come chiarisce il Vangelo di oggi, satana è «forte e bene armato» (v. 21), ma Gesù è “più forte di lui” e perciò «lo vince, gli strappa via le armi, nelle quali confidava e ne spartisce il bottino» (v. 22). La metafora non lascia alcun dubbio: chi confida in Gesù non ha nulla da temere da satana, né direttamente né indirettamente.

Un cristiano che prega, che si accosta ai sacramenti, che si sforza di essere fedele a Dio nell’adempimento dei suoi doveri vive tranquillo. Non gli mancheranno le tentazioni, ma le supererà con l’aiuto di Colui al quale egli si affida.

Se non fosse così, la redenzione non sarebbe ancora avvenuta, il regno di satana prevarrebbe sul regno di Dio, non avrebbe alcun senso rivolgersi a Colui che agisce «con il dito di Dio» (v. 20) e la Chiesa sarebbe abbandonata a se stessa, nonostante le promesse di Cristo: «le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18).

Foto: Duccio di Buoninsegna, Gesù tentato sul monte dal diavolo, tempera su tavola (1308-11), Frik Collection, New York / it.cathopedia.org

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