Ap 7

Ap 7,2-4.9-14 – Solennità di tutti i Santi – Anno C

Ap 7 – Il nostro testo è tratto dal libro dell’Apocalisse,
l’ultimo del nostro Canone bilico
e del Nuovo Testamento.

Ap 7 – Contesto

Quanti dolori, quante lacrime
e amarezze nella vita dell’uomo!
Perché tanti soprusi, violenze
e ingiustizie nel mondo?

Quattro capitoli dell’Apocalisse
sono dedicati a questo angosciante problema (Ap 5.8).
È la sezione dei sette sigilli.

In mano al Signore assiso in trono
– racconta pertanto l’autore del nostro testo –
si trova il libro in cui, in pratica,
è registrata la storia dell’umanità,
con tutti i drammi che da sempre l’affliggono.

Vi è contenuta anche la risposta
agli inquietanti enigmi del male
e del dolore; ma purtroppo il libro è «sigillato
con sette sigilli» che nessuno è in grado di spezzare.

Rimarranno dunque sempre velati
i misteriosi disegni di Dio?

All’autore dell’Apocalisse
che piange inconsolabile,
un vegliardo si accosta e gli dice:
«Smetti di piangere, ha vinto il leone
della tribù di Giuda, il germoglio di Davide.
Egli aprirà il libro e i suoi sette sigilli».

Ecco, infatti, l’agnello immolato spezzare,
uno ad uno, i sigilli e svelare gli enigmi.

Il nostro brano narra ciò che accade
dopo la rottura del sesto sigillo.

Ap 7 – Il sigillo sulla fronte degli eletti

Quattro spiriti celesti,
posti ai quattro angoli del mondo
stanno per liberare i venti
che devasteranno la terra e il mare,
quando un angelo,
con in mano il sigillo del Dio vivente
sale dall’oriente e ordina di fermarsi.

Non tutti, in effetti, devono perire.
Soltanto coloro ai quali egli avrà impresso
il marchio dei servi del Signore
saranno certamente risparmiati (Ap 7,1-4).

I salvati sono, pertanto, 144.000,
cioè 12.000 per tribù
(elencate peraltro nei vv 5-8
tralasciati dal nostro testo).

Si tratta ovviamente
di un numero simbolico.

Risulta peraltro dal prodotto di 12
(ossia il numero delle tribù di Israele)
per 12 (ovvero il numero degli apostoli,
continuatori dell’antico popolo
ma anche fondamento del nuovo)
per 1.000 (di fatto numero di grandezza divina).

Ap 7 – Chi sono?

Il numero 144.000 non indica
– come qualcuno erroneamente ritiene –
i santi del paradiso, ma tutto il popolo di Dio
che vive su questa terra, ossia i cristiani che,
a causa del sigillo del Battesimo,
sono, in pratica,
annoverati nella schiera degli eletti.

Essi non sono certo dei privilegiati;
non sono pertanto loro risparmiate
le prove e le tribolazioni
che affliggono gli altri uomini.

Sono però sottratti al potere dell’abisso,
ossia appartengono al Signore
e si trovano perciò in una condizione nuova,
quella cioè di chi è partecipe
della santità di Dio.

Sono turbati, certo, come tutti,
dalle dure prove attraverso le quali
devono comunque passare,
ma non sono sconvolti.

La malattia, il dolore, i tradimenti per loro
non sono certo sconfitte e assurdità,
ma momenti di maturazione e di crescita
e la morte perciò non è una beffa,
ma una nascita che segna l’inizio
della seconda parte della vita, la migliore.

È l’agnello immolato che,
con la sua vita stroncata dall’odio,
ma donata per amore,
ha praticamente rivelato loro
che Dio fa rientrare
nel suo progetto di salvezza
anche gli eventi più assurdi.

Ap 7 – Nuova visione (Ap 7,9-14)

Dopo questa prima visione
in cui è presentata la comunità dei santi che,
su questa terra, è segno della città celeste
ecco apparire una moltitudine immensa
che nessuno può contare,
gente di ogni razza, lingua, popolo e nazione.

Alcune precisazioni valgono
al fine di una loro prima identificazione (cf Ap 7,9).

Stanno in piedi, perché sono vivi come l’Agnello
con il quale sono posti in relazione (gli stanno davanti),
indossano vesti bianche (colore che li accomuna
al mondo divino e in particolare alla risurrezione di Cristo)
e reggono delle palme (segno certo non solo
che condividono con lui la vittoria sul male,
ma anche che godono della pienezza della vita.

Ap 7 – Chi sono?

Questa è la comunità dei santi del cielo
costituita ovviamente da coloro
che hanno concluso il pellegrinaggio sulla terra
e sono perciò entrati nella condizione dei beati.

Essi hanno sperimentato
e, pertanto possono acclamare a gran voce
che la salvezza autentica appartiene solo a Dio
che siede in trono e all’Agnello.

A questa loro celebrazione
si associa praticamente tutta la corte celeste
riconoscendo che la lode, la gloria, la sapienza
l’«azione di grazia» (= eucharistìa), l’onore,
la potenza e la forza appartengono da sempre
solo a Dio.

Ap 7 – Le vesti candide

La visione termina con l’interrogativo
posto all’autore del nostro brano
da parte di uno dei vegliardi
relativamente all’identità della numerosa folla
giunta presso il trono di Dio (Ap 7,13).

In realtà, egli ignora del tutto la risposta,
e così è il vegliarlo a istruirlo:
«Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione
e che hanno lavato le loro vesti,
rendendole candide nel sangue dell’Agnello» (Ap 7,14).

I salvati sono pertanto coloro
che traggono origine (ieri, oggi e sempre)
dalla morte redentrice di Gesù
(la «grande tribolazione»).
Paradossalmente, è il sangue
che egli ha versato sulla croce
ad aver reso candide le vesti dei suoi seguaci.

Sono i santi
che partecipano ora alla liturgia celeste,
condividendo in pratica
una vita di piena comunione,
dopo aver partecipato, durante la vita mortale,
alla passione di Cristo.

Foto: Beato Angelico, «I precursori di Cristo
con santi e martiri», tempera su legno di pioppo
31.9 × 63.5 cm National Gallery, Londra /
commons.wikimedia.org

Lascia un commento