Donne

Donne – Quello sguardo delle donne
capace di creare comunione

Donne. «Questo fanno le madri:
sanno superare ostacoli e conflitti,
sanno infondere pace.

Così riescono a trasformare le avversità
in opportunità di rinascita e di crescita.
Lo fanno perché sanno custodire,
sanno tenere insieme i fili della vita».

Davvero appassionata è stata, ieri,
nella Giornata mondiale della pace,
la parola del Papa sulle donne.

A risonanza della sua omelia
sarebbe bastato lo sguardo e la voce
della splendida soprano sudafricana Pretty Yende,
protagonista del Concerto di Capodanno
nel giorno in cui a Città del Capo
si celebravano i funerali di Desmond Tutu.

Il Papa cita e soprattutto
attraversa lo «sguardo inclusivo» di Maria
al fine di andare a riflettere sulla capacità
che hanno le madri di tessere fili di comunione
piuttosto dei fili di ferro spinato di divisione.

Il pensiero va certo non solo alle donne
bloccate coi loro bambini
tra la Polonia e la Bielorussia
ma anche a quelle di Mytilene
ghettizzate per mesi e mesi
in aree di resistenze e rese.

Poco tempo fa,
in occasione del suo viaggio in Grecia,
il Papa è andato a trovarle e ad abbracciarle
e deve essersi accorto, ancora di più,
di quanto sia praticamente importante la loro resistenza
e soprattutto quell’inaudita speranza
che le infiamma per la vita dei figli.

Francesco sembra inoltre meravigliato
quando dice – a braccio – che:
«Le donne sono così»,
capaci di guardare con il cuore
e di tenere insieme «i sogni e la concretezza».

Una constatazione che fa pensare ancora
alla Madre di Gesù che, all’angelo Gabriele
che le parlava della grazia di una gravidanza, rispose:
«Com’è possibile questo? Non conosco uomo».

Sapiente concretezza che non chiudeva, però,
l’orizzonte alla bellezza di poter dare casa allo Straniero
e mensa allo Scartato;

ovvero di dare dignità a un Figlio di Dio
privo di proprietà – paterne! – sulla terra,

ossia di dare alloggio al Sogno di un Salvatore
che – dal suo grembo –
sarebbe stato pane per le miserie
e medicina per le ferite dell’umanità.

In lei, in Maria,
la dissolvenza di volti di milioni di donne
che corrono in definitiva a soccorrere la vita,
e che scelgono soprattutto la sapienza della pace,
l’artigianato della fraternità,
rifiutando invece di armarsi di mitra
e di divise da guerra.

In lei, in Maria,
sicuramente l’anima e l’abito della Chiesa,
lei soprattutto «madre della cattolicità
perché unisce, non separa»,
lei infine icona di una caparbietà d’amore universale.

Francesco parla come chi, onestamente,
deve riconoscere la “potenza” delle donne.
Colpisce in maniera incontestabile
il modo in cui egli ne tratta:

con un ardore sincero
ancorché velato di pudore,
inoltre con una mitezza di stile e d’espressione,
e soprattutto una castità di sguardo
che mai farebbe della donna un suo possesso.

Il Papa passa lievemente,
direi con gentilezza,
accanto alla grandezza del femminile
in tutto ciò che essa esprime ancor oggi.

A un certo punto
si lancia in una veemente invettiva
contro la violenza sulle donne
che insanguina le case, le famiglie
e, quindi, il Corpo in cui Dio si è incarnato:

«Ferire una donna è oltraggiare Dio,
che da una donna ha preso l’umanità».

Una denuncia che tocca, pertanto,
anche la Chiesa, “Sposa” del Signore
e carne della sua stessa carne.

A cui sono dirette, particolarmente,
le parole della sua omelia che vogliono spiegare
come sia ineludibile la donna per il presente e il futuro della Chiesa
e indispensabile il suo sguardo:

«che non si fa prendere dallo sconforto,
e che non si paralizza davanti ai problemi»,
che è «consapevole, senza illusioni»
e che proprio quando è nel dolore
«riesce ad andare al di là del dolore e dei problemi».

e inoltre è capace di offrire:
«una prospettiva più ampia,
quella della cura,
dell’amore che rigenera speranza».

Rosanna Virgili, «Quello sguardo delle donne
capace di creare comunione»,
in “Avvenire”, domenica 2 gennaio 2022, p. 5.

Foto: Papa Francesco incensa
l’immagine della “Madonna che viene dal mare” /
vaticannews.va

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