Mt 10-26-33

Mt 10-26-33 – XII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

 

Contesto

Mt 10-26-33 – Il brano evangelico odierno
è tratto dal secondo dei discorsi di Gesù
che formano l’ossatura
del Vangelo secondo Giovanni,
il discorso missionario (Mt 9,36-10,42).
Di questo discorso ne abbiamo letto
l’inizio domenica scorsa (Mt 9,36-10,8).

Va ricordato, tuttavia, che tra il Vangelo
di domenica scorsa e quello di oggi,
la liturgia omette ben 18 versetti,
che sono importanti per capire meglio
il nostro brano.

Dopo le istruzioni su cosa fare e come fare,
è introdotto da Gesù, in un crescendo,
il tema del rifiuto e della persecuzione.
Ne ricordo i principali passaggi.

Al versetto 14 è citata la possibilità
della mancata accoglienza dei Dodici
e del mancato ascolto delle loro parole.

Al v. 17 è usato il verbo paradìdomai (consegnare)
che, sebbene verbo moralmente neutro, nei Vangeli
assume quasi sempre il significato giuridico
di “portare davanti a un giudice” o “tradire”
(l’abbiamo già trovato in questa accezione
domenica scorsa: «Giuda l’Iscariota,
colui che poi lo tradì» (Mt 10,4).

Al v. 21 si parla esplicitamente di intenti omicidi
(«i figli si alzeranno ad accusare i genitori
e li uccideranno»).
Al v. 23 troviamo anche il tema della persecuzione
(già introdotto da Gesù nell’ultima beatitudine).

***

Mt 10-26-33 – Conseguentemente, è facile vedere
come nel mandato ai Dodici Gesù non ne nasconda
i rischi e le difficoltà e come i Dodici possano
talvolta avere timore se non paura.
Rifiuto e persecuzione
sono in qualche modo inevitabili

e questo perché i Dodici sono associati e Gesù,
maestro rifiutato e perseguitato per primo:
«Un discepolo non è da più del maestro,
né il servo da più del suo padrone; è sufficiente
per il discepolo essere come il suo maestro,
e per il servo come il suo padrone.

Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa,
quanto più i suoi familiari» (vv. 24-25).

Il Vangelo di oggi ci dice quali raccomandazioni
fa Gesù ai Dodici potenzialmente rifiutati
e perseguitati.

«Non li temete, dunque…» (v. 26)

Mt 10-26-33 – Gesù comincia
a metterli in guardia dalla paura.

La paura ha una funzione vitale positiva:
segnala i pericoli, impedisce i gesti avventati,
rischiosi, insensati; ma, se sfugge al controllo,
ostacola le azioni coraggiose
e le scelte risolutive.

Nel Vangelo di oggi, Gesù insiste per tre volte
«Non abbiate paura» (vv. 26-28-31) e ogni volta
aggiunge un motivo per giustificare
la sua raccomandazione.

I Dodici hanno paura, anzitutto, che, a causa
della violenza scatenata dai nemici di Cristo,
la loro missione possa fallire (vv. 26-27).

È il timore del fallimento del bene
Paura che tutto sia inutile, che tutto resti
come è sempre stato, che il futuro sia
perfettamente come il passato.

«perché non vi è nulla di nascosto
che non debba essere svelato e di segreto
che non debba essere manifestato» (v. 26b).

Mt 10-26-33 – È la motivazione addotta da Gesù
per distogliere i Dodici dalla paura del fallimento.

C’è stato chi ha interpretato queste parole
in senso escatologico, nel senso cioè che,
nel momento del giudizio finale, non vi sarà
nessuna realtà che non sarà messa in luce.

Tuttavia, Matteo chiarisce subito il senso
da dare a questa frase, facendo continuare
a parlare Gesù: «Quello che vi dico
nelle tenebre ditelo nella luce
e quello che ascoltate all’orecchio
predicatelo sui tetti» (v. 27).

***

Mt 10-26-33 – Gesù si riferisce ai momenti privati,
di profonda comunione personale, avuti
con i suoi discepoli, nei quali comunicava loro
i fondamenti del suo insegnamento:

la paternità di Dio, la sua volontà di rigenerare,
per mezzo dello Spirito Santo, tutto l’uomo
e tutti gli uomini; i suo desiderio di fare della Croce
del Figlio il luogo definitivo nel quale stipulare
un nuovo ed eterno impegno di amare l’umanità.
Tutto questo, adesso che sono inviati,
deve essere predicato senza timore.

In questa missione, però, ciò che alimenta
la paura del discepolo è la constatazione
delle numerose «sconfitte», dei frequenti rifiuti
a cui un tale annuncio va incontro.

Ciò che può far vacillare la missione del discepolo
è riscontrare nella pratica la debolezza del Vangelo
rispetto agli altri messaggi e alle altre proposte
che sopraggiungono ogni giorno.

Se, nonostante ciò, Gesù esorta i suoi discepoli
ad annunciare sui tetti il Vangelo, significa che
essi possono vincere questo tipo di paura
avendo fiducia non tanto nelle proprie capacità
di persuasione, quanto nel Vangelo stesso,
nel contenuto stesso del loro annuncio.

In altre parole, nell’efficacia intrinseca
della Parola di Dio.

«E non abbiate paura di quelli che uccidono
il corpo, ma non hanno il potere di uccidere
l’anima; abbiate paura piuttosto di colui
che ha il potere di far perire nella Geenna
e l’anima e il corpo» (v. 28)

Mt 10-26-33 – La seconda ragione per cui i Dodici
possono avere paura è di essere maltrattati
o addirittura essere messi a morte.

Il termine greco tradotto con «anima»
significa anche «vita interiore» e in questo caso
forse rende meglio ciò che Gesù vuole dire.

Gesù, infatti, non promette ai Dodici che saranno
loro risparmiati i mali che temono. Ma vuole aprire
loro gli occhi: dove stanno il vero bene il vero male?

La vita terrena non è il bene più grande,
come la morte non è il male più grande.
Il vero bene è la vita eterna con Dio,
il vero male è l’essere privati di Dio.

È questo il senso della contrapposizione:
“non temete gli uomini che, al massimo,
posso togliere la vita fisica; temete, invece, Dio
che è infinitamente più potente dei persecutori
e dal quale dipende il nostro destino definitivo:
la vita eterna o la rovina eterna.

A questo punto i Dodici potrebbero pensare:
ma, allora, di questo Dio bisogna avere paura?
Il rapporto con lui si basa sul timore?

Gesù chiarisce subito come deve essere inteso
l’invito a temere Dio.

«Due passeri non si vendono forse per un soldo?
Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra
senza il volere del Padre vostro.
Perfino i capelli del vostro capo
sono tutti contati» (vv. 29-30).

Mt 10-26-33 – Innanzitutto Gesù sottolinea
ancora una volta che il Dio
di cui si sta parlando è un Padre.

Poi che questo Padre si caratterizza
per un tipo di amore del tutto particolare:
anche chi per il mondo vale poco, un «soldo»
e per questo sembra che la sua vita non abbia
alcun senso, è invece oggetto
di tutta la premura del Padre.

E qui si faccia attenzione.
Nella Bibbia italiana la traduzione delle parole
di Gesù suona: «Due passeri non si vendono forse
per un soldo? Eppure neanche uno di essi
cadrà a terra senza il volere del Padre vostro».
E invece occorre rendere alla lettera:
«senza il Padre vostro».

Ovvero, neppure un passero, cadendo a terra,
è abbandonato da Dio.
Non cade a terra perché Dio l’ha voluto
(fatalismo tipicamente pagano),
ma anche quando cade a terra
non è abbandonato dal Padre.

Allo stesso modo, anche i capelli
della nostra testa, che perdiamo ogni giorno
senza accorgercene, sono tutti contati,
tutti sotto lo sguardo di Dio, che ci guarda
sempre con amore, non ci abbandona mai,
neanche quando cadiamo.

«Non abbiate dunque timore:
voi valete più di molti passeri!» (v. 31)

Mt 10-26-33 – Se il Padre tratta così i passeri
e sa contare i capelli della nostra testa,
l’invito di Gesù a non temere Dio
esprime allora la raccomandazione
a rimanere fedeli a così tanto amore.

Ne consegue, che la comunione con il Signore
non può essere spezzata se non da noi stessi,
mai da Dio né dagli altri.

«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini,
anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio
che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà
davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò
davanti al Padre mio che è nei cieli» (vv. 32-33)

Mt 10-26-33 – Il Vangelo di oggi si conclude
con l’invito a non vivere la missione
con il contagocce, ma ad avere il coraggio
di mettersi totalmente in gioco, di “sbilanciarsi”
radicalmente,

senza timore di testimoniare
con la vita e le parole la propria fiducia
in un Dio Padre che ha un’unica preoccupazione:
prendersi cure delle proprie creature,
soprattutto di quelle più deboli.

Foto: Lorenzo Lotto,
Santa Lucia davanti al magistrato,
tavola centrale della Pala di Santa Lucia,
particolare, 1532, Pinacoteca Civica, Jesi /
lorenzolottomarche.it

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