Rudy Guede

Rudy Guede chiede il beneficio del dubbio

 

Rudy Guede – Una sentenza
che rimane discussa.
Il peso dei pregiudizi.
L’unico condannato visto
con gli occhi di chi lo conosce bene
Esce il libro di Pierluigi Vito,
giornalista di Tv2000.

Rudy Guede – «Anzitutto cerchiamo di dare al lettore
la possibilità di guardare la realtà con occhi diversi
e avere così un accesso a una realtà più sfaccettata».

Queste le parole di Pierluigi Vito,
che con Rudy Guede ha scritto il libro
Il beneficio del dubbio. La mia storia.

Vito è un giornalista
che da molti armi lavora a Tv2000.
Il libro sarà presentato sabato 19 novembre
a Bastia Umbra nel corso della manifestazione
“Fa’ la cosa giusta”.

Come sei arrivato alla storia di Guede,
come l’hai conosciuto?

«È stata una conoscenza del tutto occasionale.
In pratica, un amico,
che lavora come volontario nel carcere di Viterbo,
mi ha detto che Rudy stava scontando la pena lì,
e se mi sarebbe piaciuto incontrarlo.

Quindi abbiamo iniziato a conoscerci
ed è venuta fuori la storia
non solo del 1° novembre del 2007,
ma di fatto la storia della vita di Rudy
pure con tutte le difficoltà che ha incontrato.

Pertanto il libro è nato tra le mura di un carcere:
infatti, andavo da lui senza potermi portare niente,
soltanto carta e penna.

Prendevo gli appunti
e poi tornavo a casa e scrivevo;
quando tornavo da lui,
controllavamo insieme le cose
e da qui è partita l’avventura
che è Il beneficio del dubbio».

Cosa ti ha convinto
che questa storia meritava di essere raccontata?

«Esiste una narrazione
totalmente falsata a riguardo di Rudy.
Lui continua a negare
la ricostruzione dei fatti del tribunale,
ma ha comunque scontato la pena
ed è, adesso, una persona che sta cercando
di ricostruirsi un posto nel mondo.

In questi anni si è laureato,
è diventato il “dottor Rudy Guede”
e sta continuando il suo percorso
al fine di essere reinserito nella società.

Questo libro però non dà voce solo a lui:
infatti, abbiamo raccolto testimonianze
di persone che l’hanno conosciuto,
non solo di chi lo ha seguito da bambino e in carcere,
ma anche di chi l’ha processato
e chi ha seguito i suoi progressi».

Potrebbe esserci un motivo razzista
dietro a quest’unica condanna
per l’omicidio di Meredith Kercher?

«Questo non può essere detto con certezza.
Il dottor Mignini, che è intervenuto pure lui
nel nostro libro, ha frequentemente ripetuto
che c’era chi faceva pressioni su di lui,
dicendo che non avrebbe dovuto indagare oltre
considerando che c’era già “il nero”
come capro espiatorio.

Quello che può essere detto con certezza
è che Rudy Guede non aveva le spalle coperte
quanto gli altri due imputati,
Amanda Knox e Raffaele Sollecito.

I media, che lo hanno dipinto per anni
come uno sbandato dedito a furti e spaccio,
non hanno certamente aiutato
a dare un’immagine veritiera di Rudy;
e questo potrebbe avere aiutato
a farlo diventare l’assassino perfetto».

Quanto è stato importante scrivere di Guede…
anziché Ghedé?

«La Costa d’Avorio è un Paese francofono,
quindi la pronuncia corretta sarebbe Ghedé.
Ma Rudy è venuto in Italia
quando aveva cinque anni;
quindi, assimilando la cultura italiana
e imparando l’italiano,
la pronuncia diventa Guede.

È importante differenziare i due volti,
in quanto c’è una profonda discrepanza
tra la realtà e la figura
che hanno dipinto i media.

Durante questi anni, incontrando persone
che hanno conosciuto Rudy durante la sua vita,
non c’è mai stata una persona che mi abbia detto
che Rudy sia il ritratto dell’assassino».

Come pensi che il libro possa influenzare
l’opinione pubblica sulla figura di Guede?

«L’operazione che abbiamo cercato di fare
è stata la più onesta intellettualmente possibile.

All’interno del libro possiamo trovare
interventi di diverse persone
che hanno conosciuto Rudy
in diversi momenti della sua vita.

Non si tratta di un punto di vista unico.
Infatti, non cerchiamo di convincere
dell’innocenza di Rudy,
ma di permettere al lettore
di guardare la realtà con occhi diversi
e avere accesso a una realtà più sfaccettata».

Attualmente chi è Rudy Guede?

«Attualmente Rudy è un giovane di 36 anni
che è diventato adulto in carcere;
successivamente ha trovato persone
che gli hanno ridato fiducia e adesso
punta a riprendersi in mano la sua vita.

Ha riscoperto poi l’amore per il basket,
adesso lavora come bibliotecario
la mattina in un centro studi a Viterbo,
mentre il pomeriggio esce con gli amici.
Ha una ragazza e, infine, la sera
lavora come cameriere in un ristorante.

In altre parole, è una persona
che sta cercando di ritrovare
il suo posto nel mondo».

D. M. – G. P., «Rudy Guede chiede
il beneficio del dubbio», in in “La Voce”,
Settimanale Di Informazione Dell’Umbria,
venerdì 18 novembre 2022, n. 41, p. 5.

Foto: Copertina del libro Rudy Guede
e Pierluigi Vito, Il beneficio del dubbio.
La mia storia / aughedizioni.it

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