A bizzeffe

A bizzeffe
Significato e origine

A bizzeffe – Significato

A bizzeffe è un’espressione della lingua italiana,
utilizzata nel lessico colloquiale e letterario.

Essa significa: “in grande quantità”,
“a iosa”, “abbondantemente”.

Dal punto di vista sintattico,
si considera A bizzeffe una locuzione avverbiale.

L’espressione compare anche nei vari repertori
di polirematiche della lingua italiana;
si tratta cioè di un’espressione
composta da due parole con un solo significato.

Alessandro Manzoni, ad esempio,
utilizza questa locuzione nei suoi Promessi Sposi:

«Si sparse la voce della predizione
e tutti correvano a guardare il noce.
Infatti, a primavera, fiori a bizzeffe
e, a suo tempo, noci a bizzeffe» (capitolo III).

Origine

A bizzeffe deriva dall’arabo “biz-zā-f”,
che significa “in abbondanza”, “abbondantemente”.

C’è da rilevare tuttavia che l’origine araba, per molto tempo,
non fu riconosciuta da studiosi e osservatori dei fatti linguistici.

Fino all’Ottocento, infatti, si faceva risalire
l’espressione A bizzeffe al latino.

A questo proposito, un esempio classico di questo approccio
è la fantasiosa pseudo-etimologia
suggerita nel 1688 da Paolo Minucci in “Malmantile racquistato”,
che pure costituisce un prezioso tesoro di informazioni
sugli usi linguistici dal Medioevo al Seicento.

Ora, secondo Minucci, A bizzeffe deriverebbe infatti
dall’espressione latina “bis effe”, “due volte effe”:

«Quando il sommo magistrato romano
intendeva fare a un supplicante la grazia senza limitazione,
faceva il rescritto sotto al memoriale,
che diceva “fiat, fiat” (sia sia) anziché semplicemente “fiat”,
che scrivevasi quando la grazia era meno piena.

Di poi per brevità costumarono di dimostrare questa pienezza di grazia
con due sole “ff”, onde quello che conseguiva tal grazia diceva:
Ho avuto la grazia a “bis effe”».
(Note al Malmantile racquistato,
Secondo Cantare, Stanza III, p. 68).

Sulla traccia di Minucci,
anche Sebastiano Paoli ha accolto questa interpretazione
nel suo Modi di dire toscani ricercati nella loro origine,
appresso Simone Occhi, Venezia 1740, p. 57;
così pure Tommaseo e altri studiosi della lingua italiana.

Conseguentemente questa interpretazione
ha retto, come già detto, fino all’Ottocento.

Ma questa derivazione così gustosa,
di stampo legal-burocratico,
non è più nemmeno citata
dalla maggior parte dei dizionari moderni.

Foto: Cartolina dal mondo / archiportale.com

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