Una vecchia signora

Una vecchia signora che ha paura

 

Una vecchia signora – Seduti a un grande tavolo
in un ristorante di lusso,
dieci partecipanti a un convegno
non si conoscono fra di loro.

Sono professionisti di mezza età,
tranne una ragazza bruna
e un giovane sui 25 anni, elegante.

L’ultima ad arrivare
è una signora anziana
vistosamente truccata e ingioiellata.
Chiede di tenere un posto libero accanto a sé,
perché aspetta un amico.

Nel frattempo, i camerieri volteggiano attorno al tavolo
versando un bianco spumeggiante nei calici.
La conversazione tuttavia stenta a decollare.

A rompere il ghiaccio è la vecchia signora,
che inizia amabilmente a chiacchierare del caldo,
e dell’estate che non vuole finire.
I commensali convengono, educatamente.

La osservo con attenzione:
deve avere superato di molto i settanta,
ma i capelli, freschi di parrucchiere,
sono completamente neri.

Gli occhi chiari sono ancora molto belli,
e il volto è liscio,
ma di una morbidezza non naturale,
e le labbra appaiono come gonfiate.

Deve avere fatto ampio ricorso
a chirurgia estetica e botox.

La collana d’oro al collo è massiccia,
gli anelli alle dita evidentemente autentici e preziosi:
ma quel collo, nonostante tutte le creme,
non nasconde le rughe;
e le mani, con le vene bluastre in rilievo sul dorso,
denunciano spietatamente gli anni.

La signora intanto ha preso a raccontare
della villa ai Parioli in cui vive sola,
e ora ricorda le sue amicizie di gioventù:
il conte Di X., la duchessa Di Y., la marchesa Di Z.:
snocciola con sussiego
cognomi alteri di cinquant’anni fa,
che ai commensali non dicono nulla.

Allora cambia discorso:
«Quanti anni mi date?», domanda con civetteria.
Silenzio a tavola.
«Fra un anno ho ottant’anni, ditemi, me li dareste?».

Tutti si nega gentilmente, in coro.
Poi la dama si mette a dare consigli di bellezza
alla giovane donna bruna:
«Sai cara, per quelle rughette attorno agli occhi
dovresti usare la crema X, è miracolosa…».

Si sorride attorno al tavolo, non nascondendo
un velato compatimento per la signora.

Tranne il ragazzo, che pare infastidito.
Le risponde, quando lei gli rivolge la parola,
volutamente a voce molto alta,
a sottolineare che la vecchia è un po’ sorda.

Poi, gelido:
«Signora, mia madre è ben più giovane di lei,
ma non si tinge i capelli».

La donna incassa,
ha un attimo di esitazione,
poi replica:
«Vede, giovanotto,
il fatto è che noi donne non siamo tutte così coraggiose».

E finalmente la vecchia truccata da star
ha detto una cosa sincera,
che suscita in me simpatia.

«Io non sono coraggiosa», ha detto,
«io della vecchiaia ho paura».

Una tremenda paura,
a giudicare da come esorcizza i suoi segni,
non riuscendo però a occultarli del tutto,
con quelle mani vizze.

Vorrei dirle: signora,
lei sarebbe tanto più bella,
con quegli occhi,
senza trucco, e con i capelli bianchi.

Però taccio, pensando:
e io, alla sua età, quanta paura avrò?

Il posto tenuto libero accanto alla vecchia dama
è rimasto vuoto.
Un amico aveva promesso di esserci,
ma non è venuto nessuno.

Marina Corradi, «“In un giorno come gli altri”.
Una vecchia signora che ha paura»,
in “Avvenire”, giovedì 29 settembre 2016, p. 3.

Foto: C’era una volta nel giardinetto di casa nostra /
Foto personale

Lascia un commento