Sofferenza

Sofferenza. Chi soffre è solo

Sofferenza. Gli uomini quando stanno bene
hanno tutti un linguaggio uguale, facile, sbrigativo.

C’è nelle parole una fretta di risolvere,
di tacitare l’avversario,
di andarsene quanto prima
con l’illusione di un cuore tranquillo,

per aver detto a un sofferente di non «prendersela»,
di sopportare con pazienza,
perché tutto andrà bene,
perché Iddio non può essere crudele.

Un discorso che è sempre quello,
da secoli, da millenni,
spesso ripetuto, senza nessuna fede,
senza un palpito, una vibrazione.
Parole, parole!

… Il silenzio è la parola più cara alla sofferenza,
è l’unico modo di intendere,
di aiutare chi soffre.

Il paziente può parlare,
dire quello che vuole;
ma gli altri, che diritto hanno gli altri di intervenire?

E come possono intervenire,
e cosa possono suggerire e consigliare,
o, tantomeno, spiegare?

Così anche Cristo:
«non piangete sopra di me».

Invece gli amici parleranno:
ciechi, insensati.

David Maria Turoldo, «Una casa di fango», (Job.),
ed. «La Scuola», Brescia, 1951, pp. 33.65-66.

Foto: William Blake,
Illustrazione del libro di Giobbe /
pinterest.it

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