Basilica papale di San Paolo Fuori le Mura

1. La prima lettura ha due parti diseguali: la più lunga (vv. 26-30) descrive i primi spostamenti di Paolo e l’inizio difficile del suo impegno apostolico; la più breve (v. 31) è un «sommario» che propone un quadro generale della comunità cristiana.

Nella prima parte vi sono due protagonisti: Paolo e Barnaba.

2. Alcuni anni dopo la sua conversione, Paolo torna a Gerusalemme, da dove era partito con l’intento di perseguitare i cristiani. Vi ritorna cambiato radicalmente dall’esperienza di Damasco. Tutti sono al corrente del suo radicale cambiamento di vita, tuttavia, nei suoi confronti, c’è ancora molta diffidenza e, prima di accoglierlo, si vuole verificare la solidità della sua decisione.

Interviene Barnaba, persona autorevole all’interno della comunità. Egli conosce bene Paolo, è al corrente della sua preparazione biblica e intuisce che può divenire un grande apostolo.

Lo prende con sé e lo presenta alla comunità

3. La Chiesa e la nostra comunità cristiana ha ancora bisogno di persone come Barnaba, che sappiano vedere il bene dove si trova e rallegrarsene, che credano nelle possibilità delle persone e le valorizzino maggiormente dando loro fiducia, che sappiano vedere non soltanto i difetti, ma le forze positive che esistono nel mondo e nella comunità.

Persone concilianti, capaci di dialogare, che sappiano mantenere attorno a sé l’entusiasmo per il lavoro di evangelizzazione in un mondo difficile.

4. Ritornando a Paolo, dopo il primo, difficile impatto con i nuovi fratelli di fede di Gerusalemme, si apre subito un aspro conflitto con gli esponenti più fanatici dell’istituzione religiosa giudaica, i quali cercano addirittura di ucciderlo.

È solo l’inizio di una lunga serie di persecuzioni che Paolo dovrà sopportare per Cristo.

5. Il messaggio contenuto in questo episodio va ben oltre l’informazione biografica.

Quando, per la prima volta dopo la conversione, Paolo si reca a Gerusalemme, ha già svolto – secondo quanto egli stesso riferisce nella Lettera ai Galati – un ministero apostolico nel regno dei nabatei (l’attuale Giordania) e a Damasco, dove l’etnarca del re Areta aveva cercato di catturarlo.

Non ha annunciato Cristo ai pagani di propria iniziativa: la missione gli era stata affidata, lungo la via di Damasco, dallo stesso Gesù.

Eppure, malgrado abbia ricevuto una rivelazione davvero speciale, non si sente autorizzato ad agire indipendentemente dai fratelli di fede, e vuole subito instaurare rapporti stretti con la comunità madre di Gerusalemme, presieduta da Pietro.

Avrebbe mille ragioni per seguire la propria strada. Prima degli altri intuisce le scelte pastorali giuste, si rende conto che la comunità cristiana rischia di chiudersi in un ghetto, che deve sciogliere gli ormeggi che la tengono legata all’istituzione giudaica e lanciarsi verso il mondo.

Ma sono una minoranza coloro che, nella Chiesa, la pensano come lui e lo stesso Pietro è esitante.

Che fare? Andarsene per proprio conto, senza curarsi degli altri?

Paolo cerca, fin dall’inizio, l’unità con i fratelli di fede e, anche in seguito, nessun contrasto riuscirà mai ad allontanarlo dalla comunione ecclesiale.

6. Si diceva che Paolo vede compromessa perfino la sua incolumità fisica. La prudenza suggerisce ai fratelli nella fede di allontanarlo da Gerusalemme e di farlo partire, prima per Cesarea, poi per Tarso, sua città natale.

Una coltre di silenzio copre questo periodo.

Si può solo dire che Paolo sta vivendo un periodo di attesa, quando nuovi eventi e la Provvidenza gli mostreranno la volontà divina.

Non passerà molto tempo.

7. Il versetto finale è, si diceva, un «sommario», come lo chiamano gli studiosi, una specie di ritornello, per dare al lettore un panorama della vita della Chiesa e della sua crescita.

Un sollievo, dopo la feroce persecuzione, scoppiata in occasione della morte di Stefano.

Foto: Basilica papale di San Paolo Fuori le Mura / it.wikipedia.org

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