Omero e Cristo

Omero e Cristo – Variazioni su Dostoevskij

Omero e Cristo
Che cos’è il tempo?
Il tempo non esiste, il tempo
sono cifre, il tempo è relazione:
di essere e non essere.

Materiali preparatori
a «Delitto e castigo»,
PSS 7,161

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Omero e Cristo – Il primo gennaio 1840
il diciannovenne Fedor Dostoevskij,
all’epoca studente di ingegneria
presso la Scuola del Genio militare di San Pietroburgo,
scrive al fratello Michail una lunga lettera.

Ed è già questo un fatto rilevante,
perché essa è l’unica
in tutto l’epistolario
che porta la data del primo dell’anno.

La missiva inizia con dei riferimenti agli studi,
in particolare alla storia e alla letteratura,
mentre all’ingegneria da campo,
alla geodesia e alla fisica,
riserva solo brevi richiami
da cui si capisce il suo scarso trasporto
proprio verso le cosiddette “materie di indirizzo”.

Quindi la formula quasi di rito:
«Ti faccio gli auguri
per il Nuovo anno, mio caro.
Qualcosa ci porterà!».

Poche parole dalle quali però
si intuisce il tono
che è quello di un giovane deluso.
Infatti subito aggiunge:
«Gli ultimi tempi sono stati terribili
per la nostra famiglia» (PSS 28/1,67).

Si sente in particolare che è ancora vivo in lui
il dolore per la scomparsa del padre,
Michail Andreevič,
ucciso da un colpo apoplettico
dopo uno scontro con i suoi contadini
solo sei mesi prima (8 giugno 1839).

Poi finalmente,
quasi volesse per un momento
non pensare alle tristezze
del momento presente,

inizia a discutere con il fratello
principalmente dei suoi interessi letterari
e delle letture e in questo caso,
a differenza degli studi di ingegneria,
egli non è avaro di parole e di argomenti.

Parla infatti di Schiller, Puškin, Byron, Hugo
e a un certo punto traccia un parallelo
assai interessante e originale tra Omero e Cristo.

Molto infatti si è detto e scritto
su Socrate e Cristo
e sui punti di contatto delle loro vite
da Erasmo a Rousseau,
a Hegel, a Romano Guardini,
ma molto poco frequentato risulta invece
l’accostamento tra Omero e Cristo.

Al fratello Michail
egli lo propone in questi termini:

«L’Iliade di Omero
ha dato a tutto il mondo antico
la struttura della vita
sia spirituale che terrena,
esattamente con la stessa forza
con cui Cristo l’ha data al nuovo» (PSS 28/1,69).

Il passaggio, per la verità, è breve ma folgorante
perché, mentre riconosce a Omero
l’importanza che ha nella costruzione
delle strutture mentali,
sociali e religiose dell’antichità – l’Iliade e l’Odissea
erano considerate la Bibbia del mondo greco –

ribadisce espressamente la stessa centralità
che ha la figura di Cristo
nell’edificazione della vita spirituale
e mondana della modernità.

Egli esprimeva così
una concezione già matura
del ruolo del cristianesimo
nella storia occidentale,

riconoscendogli quello spazio assoluto
che avrebbe declinato
nella sua esperienza individuale
di uomo e di scrittore,
cioè fare di Cristo
il centro della sua vita
e dei suoi romanzi.

Lucio Coco (a cura di),
Variazioni su Dostoevskij • (Continua)
in “L’Osservatore Romano”,
martedì 4 gennaio 2022, p. IV

Foto: Fëdor Dostoevskij /
libroparlato.org

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