Omelia 3

Omelia 3
Inizio del Ministero Petrino
Piazza San Pietro
Domenica, 18 maggio 2025

 

Omelia 3
Cari fratelli Cardinali,
fratelli nell’Episcopato
e nel Sacerdozio,

distinte Autorità
e Membri
del Corpo Diplomatico!

Un saluto ai pellegrini
venuti in occasione
del Giubileo
delle Confraternite!

Omelia 3

Fratelli e sorelle,
saluto tutti voi,
con il cuore
colmo di gratitudine,

all’inizio
del ministero
che mi è stato affidato.

Scriveva
Sant’Agostino:

«Ci hai fatti per te,
[Signore,]
e il nostro cuore
non ha posa finché
non riposa in te»
(Le Confessioni, 1,1,1).

In questi ultimi giorni,
abbiamo vissuto
un tempo
particolarmente
intenso.

La morte di
Papa Francesco
ha riempito
di tristezza
il nostro cuore e,

in quelle ore difficili,
ci siamo sentiti
come quelle folle
di cui il Vangelo
dice che erano

«come pecore
senza pastore»
(Mt 9,36).

Proprio nel giorno
di Pasqua
abbiamo ricevuto la
sua ultima benedizione

e, nella luce
della Risurrezione,
abbiamo affrontato
questo momento

nella certezza
che il Signore
non abbandona mai
il suo popolo,

lo raduna
quando è disperso
e «lo custodisce
come un pastore
il suo gregge»
(Ger 31,10).

***

Omelia 3
In questo
spirito di fede,
il Collegio
dei Cardinali

si è riunito
per il Conclave;

arrivando
da storie
e strade diverse,

abbiamo posto
nelle mani di Dio
il desiderio
di eleggere
il nuovo successore
di Pietro,

il Vescovo di Roma,
un pastore capace
di custodire
il ricco patrimonio
della fede cristiana

e, al contempo,
di gettare
lo sguardo lontano,

per andare incontro
alle domande,
alle inquietudini
e alle sfide di oggi.

Accompagnati dalla
vostra preghiera,
abbiamo avvertito
l’opera
dello Spirito Santo,

che ha saputo
accordare i diversi
strumenti musicali,

facendo vibrare
le corde
del nostro cuore
in un’unica melodia.

Sono stato scelto
senza alcun merito e,
con timore e tremore,
vengo a voi
come un fratello

che vuole
farsi servo
della vostra fede
e della vostra gioia,

camminando
con voi sulla via
dell’amore di Dio,
che ci vuole
tutti uniti in
un’unica famiglia.

Omelia 3

Amore e unità:
queste sono
le due dimensioni
della missione
affidata a Pietro
da Gesù.

Ce lo narra
il brano
del Vangelo,
che ci conduce
sul lago
di Tiberiade,

lo stesso
dove Gesù
aveva iniziato
la missione
ricevuta
dal Padre:

“pescare”
l’umanità
per salvarla
dalle acque
del male
e della morte.

Passando sulla riva
di quel lago,
aveva chiamato
Pietro e gli altri
primi discepoli

a essere come Lui
“pescatori
di uomini”;

e ora,
dopo la risurrezione,
tocca proprio a loro
portare avanti
questa missione,

gettare sempre
e nuovamente
la rete

per immergere
nelle acque
del mondo
la speranza
del Vangelo,

navigare nel mare
della vita perché tutti
possano ritrovarsi
nell’abbraccio di Dio.

***

Omelia 3
Come può
Pietro
portare avanti
questo compito?

Il Vangelo
ci dice
che è possibile

solo perché
ha sperimentato
nella propria vita
l’amore infinito
e incondizionato
di Dio,

anche nell’ora
del fallimento
e del rinnegamento.

Per questo,
quando è Gesù
a rivolgersi a Pietro,
il Vangelo usa
il verbo greco
agapao,

che si riferisce
all’amore che
Dio ha per noi,
al suo offrirsi
senza riserve
e senza calcoli,

diverso da
quello usato
per la risposta
di Pietro,

che invece
descrive l’amore
di amicizia,
che ci scambiamo
tra di noi.

Quando Gesù
chiede a Pietro:
«Simone,
figlio di Giovanni,
mi ami?»
(Gv 21,16),

si riferisce
dunque
all’amore
del Padre.

È come se
Gesù gli dicesse:

solo se
hai conosciuto
e sperimentato
questo amore
di Dio,

che non
viene mai meno,
potrai pascere
i miei agnelli;

solo
nell’amore
di Dio Padre
potrai amare
i tuoi fratelli
con un “di più”,

cioè offrendo
la vita
per i tuoi fratelli.

A Pietro, dunque,
è affidato il compito
di “amare di più”
e di donare
la sua vita
per il gregge.

Omelia 3

Il ministero di Pietro
è contrassegnato
proprio da questo
amore oblativo,

perché
la Chiesa di Roma
presiede
nella carità e
la sua vera autorità
è la carità di Cristo.

Non si tratta mai
di catturare gli altri
con la sopraffazione,

con la propaganda
religiosa
o con i mezzi
del potere,

ma si tratta
sempre e solo
di amare come
ha fatto Gesù.

Lui

– afferma lo stesso
Apostolo Pietro –

«è la pietra, che
è stata scartata
da voi, costruttori,
e che è diventata
la pietra d’angolo»
(At 4,11).

E se la pietra
è Cristo,

Pietro deve
pascere il gregge
senza cedere mai
alla tentazione
di essere un
condottiero solitario

o un capo
posto al di sopra
degli altri,

facendosi padrone
delle persone
a lui affidate
(cfr 1Pt 5,3);

al contrario,
a lui è richiesto
di servire la fede
dei fratelli,

camminando
insieme a loro:

tutti, infatti,
siamo costituiti
«pietre vive»
(1Pt 2,5),

chiamati
col nostro Battesimo
a costruire
l’edificio di Dio
nella comunione
fraterna,

nell’armonia
dello Spirito,

nella convivenza
delle diversità.

Come afferma
Sant’Agostino:

«La Chiesa consta
di tutti coloro che
sono in concordia
con i fratelli

e che amano
il prossimo»
(Discorso 359,9).

***

Omelia 3
Questo,
fratelli e sorelle,

vorrei che fosse
il nostro primo
grande desiderio:

una Chiesa unita,
segno di unità
e di comunione,
che diventi
fermento per un
mondo riconciliato.

In questo
nostro tempo,
vediamo ancora
troppa discordia,

troppe ferite
causate
dall’odio,
dalla violenza,

dai pregiudizi,
dalla paura
del diverso,

da un paradigma
economico
che sfrutta
le risorse
della Terra

ed emargina
i più poveri.

E noi
vogliamo essere,
dentro
questa pasta,

un piccolo
lievito di unità,
di comunione,
di fraternità.

Noi vogliamo dire
al mondo,
con umiltà
e con gioia:

Guardate a Cristo!
Avvicinatevi a Lui!
Accogliete
la sua Parola
che illumina
e consola!

Ascoltate
la sua proposta
di amore
per diventare
la sua unica
famiglia:

nell’unico Cristo
noi siamo uno.

Omelia 3

E questa
è la strada
da fare insieme,
tra di noi

ma anche
con le Chiese
cristiane sorelle,

con coloro che
percorrono altri
cammini religiosi,

con chi coltiva
l’inquietudine
della ricerca di Dio,

e con tutte le donne
e gli uomini
di buona volontà,

per costruire
un mondo nuovo
in cui regni la pace.

Questo è lo spirito
missionario
che deve animarci,

senza chiuderci
nel nostro
piccolo gruppo
né sentirci
superiori
al mondo;

siamo chiamati
a offrire a tutti
l’amore di Dio,

perché si realizzi
quell’unità
che non annulla
le differenze,

ma valorizza
la storia personale
di ciascuno
e la cultura
sociale e religiosa
di ogni popolo.

***

Omelia 3
Fratelli, sorelle,
questa è l’ora
dell’amore!

La carità di Dio
che ci rende
fratelli tra di noi
è il cuore
del Vangelo

e, con il mio
predecessore
Leone XIII,
oggi,
possiamo chiederci:

se questo criterio
«prevalesse
nel mondo,
non cesserebbe
subito ogni
dissidio

e non tornerebbe
forse la pace?»
(Lett. Enc.
Rerum novarum, 21).

Con la luce
e la forza
dello Spirito Santo,

costruiamo
una Chiesa
fondata
sull’amore
di Dio
e segno di unità,

una Chiesa
missionaria,
che apre
le braccia
al mondo,

che annuncia
la Parola,

che si
lascia inquietare
dalla storia,

e che diventa
lievito
di concordia
per l’umanità.

Insieme,
come unico popolo,
come fratelli tutti,
camminiamo
incontro a Dio

e amiamoci
a vicenda
tra di noi.

Foto: Inizio
del Ministero Petrino
di papa Leone XIV /
tg24.sky.it

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