Martino

Martino – Le mani di Martino

Martino. Lui ha un anno
e quando deve dormire, ma non vuole,
lo tengo in braccio, lo cullo
finché non si arrende e le palpebre gli calano.

Lo dondolo, seduto sulle mie ginocchia,
e mi stupisce come
un attimo prima di chiudere gli occhi
Martino mi prende le mani con le sue manine.

Quasi che il sonno fosse un mare scuro,
in cui ha un po’ paura a tuffarsi.
E solo nell’afferrare le mie mani
finalmente si abbandona.

Osservo le sue dita
così piccole intrecciate con le mie,
in una fiducia totale.

Profonda tenerezza,
e anche un moto quasi di invidia:
potessi io, quando sono stanca o ho paura,
afferrare le mani di qualcuno,
mani forti e buone di cui fidarmi.

In quel fidarsi
ogni dolore e fatica sarebbero meno gravosi.
perché non sarei sola.

Ma da tanto non sono più bambina,
e non ho mani cui aggrapparmi.
Eppure, nel profondo,
bambina, figlia mi sento sempre, dolorosamente.

Figlia di un padre di cui sono certa,
e che pure non posso vedere né toccare.
E quanto avrei invece bisogno di toccarle
quelle mani di padre, di sentire
la durezza delle ossa,
il palpito del sangue, e il calore.

Che grazia sarebbero, quelle mani.
Ma, forse, nell’ultimo istante?
Come bambini tuffarsi
in un mare vertiginoso e oscuro,
ben più profondo del sonno:
ma avvinti a mani buone.

Marina Corradi, «Le mani di Martino»,
in “Avvenire”, domenica 2 gennaio 2022, p. 1.

Foto: Madre e bambino dormono mano nella mano / pernenat.al

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