Capire

Capire il dolore di chi soffre

Com’è ingenuo dire a chi è afflitto: «Ma perché te la prendi tanto? Cerca di distrarti!».

Se, stando sulla riva, vediamo Tizio affogare e, piuttosto che gettarci a nuoto per trarlo a salvezza, gli gridiamo con quanto fiato abbiamo in gola: « Non pensarci. Cerca di distrarti, immaginando, magari, di trovarti seduto in una comodissima poltrona!…», crediamo davvero di riaccendere la speranza della vita in lui?

«L’uomo che soffre sa egli quello che soffre», ci ripete il Manzoni. E a noi tocca, se vogliamo essere uomini, non abbandonarci ai palloni volanti della retorica, ma sforzarci di capire il suo dolore, assumendo le sue parti: cioè mettendoci psicologicamente al suo posto.

Si sa che è una posizione scomoda, quella; ma chi ha detto che i cristiani devono amare le posizioni comode? «Non è genuino quel Cristianesimo che non altera la vita di colui che lo pratica – scrive Julien Green – se non lo affatica, se non è difficile agli occhi della carne».

… Gesù, del resto, ci ha dato l’esempio, non perché il Vangelo diventasse riposante e piacevole lettura per i nostri ozi borghesi, ma perché ne traessimo ispirazione di vita.

Cosimo Petino. Da «Prospettive», Roma, maggio, 1959.

Foto: William Blake, Illustrazione del libro di Giobbe / pinterest.it

Lascia un commento