Amicizia

Amicizia – Via verso la libertà

 

Introduzione

Amicizia – «Un amico che viene da lontano:
non è questa una grande gioia?».

Con questo detto di Confucio
venivo spesso salutato nei viaggi in Cina
da amici e persone che mi accoglievano.

Un detto ben noto,
che ci dice due cose sull’amicizia:
essa riduce le distanze e dà gioia (ci torneremo dopo).

Come ci ricorda acutamente Richard Bach
in Nessun luogo è lontano:
«Può forse una distanza materiale
separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto a qualcuno che ami,
non ci sei forse già?».

Quanto spesso abbiamo sperimentato
che persone fisicamente vicine
sono sorprendentemente lontane da noi
e viviamo invece della prossimità di amici lontani?
Io l’ho sperimentato, e spesso.

Qualche volte l’amicizia viene intesa
come una forma minore di relazione affettiva.
«Non siamo fidanzati, siamo solo amici».
Oppure: «Siamo più che semplici amici».

Ma questa declassificazione dell’amicizia
è tuttavia ingiusta e irrealistica.
Le amicizie infatti si nutrono di amore,
di sentimento, di affetto e generano un legame
che ha caratteristiche proprie e specialissime.

È diverso dall’amore coniugale,
ma non è meno prezioso, né di valore minore.

Le migliori storie d’amicizia possono essere più durature,
e oltretutto più gratificanti e felicitanti delle storie d’amore,
che qualche volta finiscono persino male.

Il linguaggio dell’amore romantico e coniugale
e dell’amore dell’amicizia si possono assomigliare,
perché il cuore che ama è sempre lo stesso.
A questo proposito propongo alcune storie,
che sono come luci.

Amicizia – Francesco d’Assisi e Jacopa de’ Settesoli

Francesco di Assisi e Jacopa de’ Settesoli,
nobildonna romana, vedova e madre,
che accoglieva Francesco nella sua casa a Roma,
erano veri amici.

Lei, che confezionava le pezze di stoffa
per riparare le ferite da stigmate di Francesco,
gli portò il dolce preferito al momento della sua morte.

Solo ad una donna può venire in mente una gentilezza così
per un amico al momento del transito.
E fu ammessa, unica donna,
alla presenza di Francesco che moriva,
nudo, circondato dai suoi amici.

Questa amicizia fu così importante,
che lei fu sepolta ad Assisi vicino a Francesco.

Amicizia – Francesco di Sales
e Giovanna Francesca de Chantal

Francesco di Sales e Giovanna Francesca de Chantal,
anche lei sposata con numerosi figli,
si scambiavano lettere che oggi diremo d’amore.
Ma non sono due sposi, sono due santi canonizzati
che hanno vissuto quello che oggi chiameremo un’amicizia spirituale.

Scrive il vescovo Francesco a Giovanna Francesca:
«Amo più teneramente che mai ciò che amo,
in primo luogo la vostra anima.
Io so che la mia anima è in voi e la vostra è in me…

Sono tanto vostro quanto potete desiderare.
Il mio desiderio di amarvi e di essere amato da voi
non ha una misura che sia minore dell’eternità».

Siamo nel periodo barocco,
dove tutto è esaltato, anche i sentimenti e i sensi.
Nondimeno la corrispondenza tra i due è spiazzante.
Il cuore di Francesco di Sales
è conservato a Treviso, mia città natale.

Amicizia – Etty Hillesum e Osias Kormann

Etty Hillesum è una giovane donna
che ha amato moltissimo, e con tutta sé stessa.
All’amico Osias Kormann
deluso perché Etty non le scriveva abbastanza,
scrive cose molte belle sull’intesa che esiste,
anche senza parole, tra amici distanti:

«Osias, con te è un’altra cosa: tu esisti nella mia vita
e sarebbe inconcepibile il contrario,
io discorro spesso con te,
ma non sento mai la necessità
di fissare questi discorsi su carta,
penso sempre che te ne accorga anche senza le mie lettere».

Confucio

Ma torniamo a Confucio,
il grande padre della civiltà cinese,
da cui siamo partiti.

Il pensiero confuciano tradizionale
conosce cinque relazioni sociali:
imperatore e suddito; padre e figlio;
fratello maggiore e fratello minore;
marito e moglie; ed infine quella tra amici.

Molto ci sarebbe da recriminare
sul paternalismo e maschilismo di questa impostazione.
Le prime quattro relazioni sono obbligatorie,
ovvero decise dalla condizione sociale e familiare.

Anche il matrimonio nella Cina confuciana
era deciso dai genitori degli sposi
fin da quando questi erano bambini.

E ancora oggi, purtroppo,
il matrimonio di molte ragazze in tante parti del mondo
– persino in Italia – non è affatto una scelta libera.

Solo la quinta relazione, l’ultima, quella tra amici,
si basa sulla scelta elettiva, sulla libertà.
Uno si può scegliere almeno gli amici!

Dunque l’ultima relazione, l’amicizia,
è la prima, la più importante,
in quanto a significato esistenziale.
L’unica in cui si è liberi, in cui
si è veramente sé stessi.

Miniatura raffigurante Matteo Ricci con indosso tradizionali vesti cinesi / it.wikipedia.org

Matteo Ricci

L’enorme significato dell’amicizia
fu compreso da Matteo Ricci,
il grande missionario umanista
che portò il vangelo nella Cina dei Ming.

È il gesuita euclideo vestito come un bonzo
(nella realtà come un confuciano) alla corte dei Ming
della nota canzone di Franco Battiato.

Nel 1595, dopo 12 anni di tentativi e di fallimenti,
che lo portarono in uno stato di malinconia,
Ricci reagì pubblicando il suo primo libro in Cina.
Il titolo dice tutto: L’amicizia.
Fu il manifesto del suo programma missionario.

Proprio l’amicizia permise a Matteo Ricci
di costruire una rete
che gli permise di realizzare i suoi progetti,
i suoi sogni e le sue immaginazioni.

L’amicizia con uomini di grande valore
ma anche la fiducia nella luce della ragione
diedero a Ricci gli strumenti per realizzare
quello che non pochi considerano un altissimo
e straordinario contatto culturale.

Si tratta dell’incontro, pacifico e nel nome dell’amicizia,
tra l’umanesimo europeo e l’impero confuciano dei Ming,
due tra le più alte civiltà della storia dell’umanità.

Mi sembra una realizzazione storica
di quanto scrive Paolo di Tarso:
l’opera di Gesù, nostra pace, è precisamente
abbattere il muro di inimicizia che separa i popoli.

Nel suo libro Matteo Ricci scrive:
«Se non ci fosse amicizia,
nel mondo non ci sarebbe nemmeno la gioia».

L’amicizia non è solo un manifesto programmatico,
ma vita vissuta.
È l’inizio di quella gioia di cui parlò Confucio.

Ricci è l’amico che viene da lontano
percorrendo i 10.000 km che separano, retoricamente,
il Grande Occidente dal Paese di Mezzo.
Egli sovverte dalle fondamenta
lo stile missionario aggressivo del tempo.
Sceglie l’amicizia, e perciò la libertà e la gioia,
e ne fa l’asse portante della sua missione.

Gioacchino da Fiore

Poche settimane fa,
visitando San Giovanni in Fiore,
ho preso visione di una citazione dal libro della Concordia
del grande mistico calabrese Gioacchino da Fiore.

Fu il primo a leggere lo svolgimento della Santa Trinità
come narrazione della storia del mondo.
I tre stati, che corrispondono all’età del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo,
illustrano la relazione di Dio con l’umanità.

Gli stati del mondo sono tre:
il primo è trascorso nella schiavitù,
mentre il secondo è caratterizzato da una servitù filiale,
e infine il terzo si svolgerà all’insegna della libertà.

Timore caratterizza il primo stato,
la fede il secondo, l’amore il terzo.
Il primo stato del mondo è il tempo dei vecchi,
il secondo dei giovani, mentre il terzo è quello dei fanciulli.
Stato iniziale è quello degli schiavi,
poi viene quello dei figli, il terzo è quello degli amici.

Nell’età dello Spirito, secondo Gioacchino,
non saremo né servi né figli,
ma amici di Dio.
Alla pari di lui, verrebbe da dire.

Gioacchino da Fiore
sembra riecheggiare le parole di Gesù stesso:
«Non vi chiamo più servi, ma amici».
E ancora dice Gesù: «Non c’è amore più grande di colui
che dona la propria vita ai suoi amici.
Voi siete miei amici».

Gesù e Giovanni il Battezzatore 1

Gesù aveva degli amici, donne e uomini.
E sono tanti. Maria e Marta di Betania,
Maria Maddalena, su cui torneremo.

Poi ancora Lazzaro,
il misterioso discepolo che Gesù amava,
Giovanni il Battezzatore.

C’è un passaggio nel Vangelo secondo Giovanni
in cui amicizia e gioia sono in suggestiva relazione
proprio a riguardo al rapporto
tra Giovanni il Battezzatore e Gesù.

I due non potevano essere più diversi.
Giovanni infatti si rifugia nel deserto,
digiuna, predica la penitenza e il castigo di Dio.

Gesù invece attraversa città e villaggi,
mangia e beve con la gente.
Viene definito «mangione e beone,
amico dei pubblicani e delle prostitute».
Non esattamente un complimento.
Così era considerato Gesù.

E la sua famiglia diceva di lui «è fuori di sé».
Che, paradossalmente, è una bellissima descrizione di Gesù
oltre a una significativa definizione cristologica.

Giovanni il Battezzatore perlomeno
È contrariato e turbato:
«Ma sei tu quello che deve venire
o dobbiamo aspettarne un altro?».

Gesù e Giovanni il Battezzatore 2

Il Battista però capisce tutto
quando si immagina non più come rivale
ma finalmente come amico di Gesù.
Suo compito è quello di essere amico dello sposo.
Gesù è lo sposo, Giovanni è l’amico:

«Chi possiede la sposa è lo sposo;
ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta,
esulta di gioia alla voce dello sposo.
Ora questa mia gioia è compiuta.
Egli deve crescere e io invece diminuire».

Immaginiamo questa scena da matrimonio.
L’amico accompagna lo sposo
finché lo sposo incontra la sposa salutandola.
E dopo che si è udita la voce dello sposo,
rivolta alla sposa,
l’amico si fa da parte.

La gioia dello sposo è la sposa.
Quella dell’amico è consegnare lo sposo alla sposa.
Non può l’amico dello sposo essere geloso:
la sua gioia è lasciare che il suo amico vada:
c’è la sposa, lui non può più trattenersi,
è ora di farsi da parte.

«Ora la mia gioia è compiuta,
lui deve crescere,
ed io invece diminuire» dice Giovanni.

Ecco come funziona l’amicizia:
genera libertà, non trattiene, lascia andare,
e proprio da questo nasce la gioia.

Un amico non è geloso dei successi
e degli affetti dell’amico,
anzi lo accompagna fino a che può,
e poi lo lascia andare.

Giotto di Bondone, Resurrezione e Noli me tangere, affresco (1303-1305), 200 x 185 cm, Cappella degli Scrovegni, Padova / it.wikipedia.org

Gesù e Maria Maddalena 1

Questa dinamica è ancora più chiara
nell’episodio che meglio illustra
l’amicizia tra Gesù e Maria Maddalena,
con cui concludo questa comunicazione.

Da qualche tempo rifletto sull’amicizia
tra Gesù e Maria Maddalena
come l’inizio del movimento cristiano.
Per questo abbiamo organizzato un convegno
l’1 e il 2 ottobre a Monza e Milano.

Maddalena non fu una prostituta o una peccatrice.
Fu una donna davvero speciale:
l’unica donna nei Vangeli
che non è definita rispetto ad un uomo.
Una donna libera, forte, indipendente,
che sta in piedi da sola, come una torre.
Questo vuol dire Maddalena. Forte come una torre.

Maria Maddalena è l’unica persona
nominata da tutti quattro gli evangelisti
presente presso la tomba vuota
e al momento dell’annuncio della Risurrezione.

Fu la prima ad incontrare Gesù risorto
e la prima a cui lo stesso Gesù
diede una missione da compiere:
va’ ad annunciare!

Secondo la narrazione di Giovanni,
dopo la visita al sepolcro vuoto,
Pietro e il discepolo amato tornano sui propri passi.
Tornano a casa, come se niente fosse accaduto!

Maria Maddalena invece no.
Lei sta sul pezzo, non se ne va
senza aver saputo dov’è finito l’amico.

L’amicizia di Maria per Gesù è caparbia
e non si rassegna alla sua scomparsa.
In questo modo incontra,
senza inizialmente riconoscerlo, Gesù.
«Perché piangi?».

Il pianto di Maria è ricordato dall’evangelista
ben quattro volte in poche righe.
La precisione e l’enfasi
con cui Giovanni descrive le lacrime
e l’emotività di Maddalena
danno l’idea della carica emozionale del momento
e del sentimento che lei prova per Gesù.

Un sentimento di grande emotività,
di affetto, ovvero di profonda amicizia.

Gesù e la Maddalena 2

Il rapporto tra Gesù e la Maddalena
è un rapporto di discepolato:
Gesù è maestro, Maria discepola.
Ma è anche la storia di due persone
che si vogliono bene, di due amici.

Lo si apprende dal dialogo che ne segue.
È brevissimo,
ma dalla fortissima caratura emotiva ed affettiva.
«“Donna, perché piangi? Chi cerchi?”.

Pensando che fosse il custode del giardino, gli disse:
“Signore, se l’hai portato via tu,
dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”.

Gesù le disse: “Maria!”
Essa allora, voltatasi verso di lui,
gli disse in ebraico: “Rabbunì!”
che significa: Maestro! Gesù le disse:
“Non mi trattenere… ma va’ dai miei fratelli”».

Maddalena non riconosce Gesù con gli occhi.
Da donna che ama, è colpita dalla voce
o, meglio ancora, dall’essere chiamata per nome da Gesù.
Essere chiamata per nome,
perché per Gesù lei è speciale e unica.

Io non ho fidanzate o moglie,
so comunque per esperienza che una donna
non sopporta di essere chiamata con il nome sbagliato,
o peggio con il nome di un’altra.

E, se non erro, mi pare
che spesso gli uomini
si lasciano dominare da ciò che vedono,
mentre le donne ascoltano.

Maria ascolta quell’uomo
che non riconosce con gli occhi.
È chiamata per nome, in un modo,
la situazione lascia intendere, inconfondibile.

Dare il nome – secondo la Bibbia –
significa dare la vita e affidare una missione.

Maria allora riconosce l’amico Gesù
che la fa risorgere, come lui è risorto.
La vita ha un inizio nuovo,
perché chiamata per nome.
E smette di piangere.

Gesù e Maria Maddalena 3

Chiamare per nome è curare:
una buona norma anche per i medici.

Gesù aveva già liberato Maddalena
da una profonda prostrazione emotiva e affettiva.
Così si possono spiegare i “sette demoni”
da cui Maria fu liberata secondo il racconto di Luca
(e nella tardiva conclusione di Marco).

Sette è, come ben risaputo, un numero simbolico
che indica qualcosa di “molto grave”.

Nel Vangelo e nella cultura tradizionale
menzionare la presenza di un “demonio”
non vuol dire essere peccatori o indemoniati,
ma piuttosto vittime di una grave malattia
o di una profonda prostrazione,
quasi sempre di natura psichica o emotiva.

Si può dunque legittimamente immaginare
che quando incontrò Gesù per la prima volta,
Maria era prostrata per una grave malattia,
un lutto o una tragedia.

Forse, visto che non è mai associata ad un uomo,
aveva perso il giovane fidanzato o marito.
Ed era inconsolabile.

E Gesù si è preso cura di lei,
liberandola “dai suoi demoni”,
come diciamo anche oggi.

I pianti di Maria al sepolcro
indicano una persona emotiva,
malinconica e sensibile agli affetti.
Piange intensamente
perché teme di perdere ancora una volta
una persona carissima. Ovvero Gesù.

Maria ritrova l’amico,
e con l’amico la gioia.
E smette di piangere.
Succede qualcosa di nuovo e grande:
«Ho visto il Signore!».

Da quel momento
Maria è diventata una persona nuova
una missionaria entusiasta,
anzi la prima missionaria,
l’Apostola degli apostoli,
come ci hanno tramesso i cristiani d’Oriente.

Conclusione

L’amicizia tra Maria e Gesù non può essere chiusa,
ma deve essere liberante, missionaria.

Le vecchie traduzioni bibliche
mettono qui il noli me tangere, non mi toccare.
Fu interpretato come il rifiuto di Gesù
di essere toccato da una donna,
quasi fosse sessuofobo.

Gesù dice invece:
«Non mi trattenere, ma va’…».
L’amicizia tra Maria e Gesù
che non ha più bisogno di trattenimenti.

I legami migliori sono quelli
senza l’ossessione del trattenimento per sé,
del possesso e del controllo sull’altro.

Quando nell’amicizia
e nelle storie d’amore ci si chiude,
si perde la libertà, ci si intristisce,
allora quell’amicizia, quell’amore sono morti.

Gesù libera Maria per una seconda volta,
questa volta da sé stesso,
e la invita a partire.

«Non mi trattenere»,
non tenermi per te; non ti tengo per me.
Hai una missione: va’ ad annunciare.

Maria dà una direzione nuova
alle sue lacrime e alla sua tristezza.
Diventa una donna con una missione.
Annunciare la gioia che Gesù,
il suo amico amato, è vivo.

Il cristianesimo inizia così.
Da una storia d’amicizia

Gianni Criveller, «Via verso la libertà.
Nella relazione con l’amico le radici della fede»,
in “L’Osservatore Romano”,
martedì 4 gennaio 2022, pp. 2-3.

Foto di apertura: Johann Friedrich Overbeck,
«Italia e Germania», olio su tela, 94 x 104 cm
(1811-1828), Neue Pinakothek, Monaco /
it.wikipedia.org

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