A occhio e croce

A occhio e croce è un modo di dire di uso comune in italiano e vuol dire pressappoco, all’incirca, su per giù, più o meno, approssimativamente e simili.

Indica dunque una valutazione o misurazione effettuata su criteri empirici, approssimata seppure con una certa precisione.

Origine di questa espressione

Leggiamo nel Malmantile racquistato di Perlone Zipoli (pseudonimo anagrammatico di Lorenzo Lippi), colle note di Puccio Lamoni (anagramma di Paolo Minucci) ed altri, Stamperia di Francesco Moücke, Firenze 1750, a 3,12, p. 241:

«Per Ser Lion Magin di Ravignano,
Che il venga a medicar, corri veloce:
Io dico lui: perché ce n’è una mano,
Che infilza le ricette ad occhio e croce».

Nelle note (I, p. 242) il Minucci commenta: «Che infilza le ricette ad occhio e croce. Fa le ricette senza regole, considerazione o fondamento. Opera senza scuola o riprova… Si dice solamente “fare una cosa ad occhio e croce”: e questo detto deriva dal vero fatto: perché le cose che si fanno a occhio, per lo più non tornano mai adeguatamente ed a giusta misura: e similmente “farle a croce” significa farle senza avvedimento: perocché si fa la croce facilissimamente, e come si dice a occhi chiusi: non essendo altro la croce che un attraversamento di due linee, senza attendere, che esse linee vengano ad attraversarsi ad angoli retti od acuti».

Girolamo Gargiolli (L’arte della seta in Firenze. Trattato del secolo XV, G. Barbèra Editore, Firenze 1868) a IV, p. 178, fa risalire invece l’origine della locuzione “A occhio e croce” al linguaggio dei tessitori: quando si tesse l’ordito vi sono due verghe che servono a tenere in croce i fili, allora «Bisogna badare che le verghe non si sfilino perché si scrocerebbe la tela. E se si pere la croce, né si possa riprenderla dai licci per essersi strappata la tela dietro le verghe, allora si ripigliano i fili a occhio e croce e si rimettono in tirare ripigliando ogni portata, filo per filo, e si rinverga di nuoco la croce, che fu svergata. E facciamo questo a occhio e croce, perché que’ fili si riprendono a occhio, e non per regola come si farebbe nell’ordire la tela».

Foto: Cartolina dal mondo / dal mio profilo facebook

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