A gogo

A gogo: è una locuzione che significa “in abbondanza”, “a profusione”, “in gran quantità”, “a volontà”, “a piacere”. Si può riferire sia a bevande alcoliche (whisky a gogò), oppure ad un frenetico susseguirsi di fatti, eventi o situazioni (es. scandali a gogò, divertimenti a gogò).

Essa è presa di sana pianta dal francese à gogo o anche à go go da una radice gog che significa “scherzo” con riferimento al divertimento e soprattutto al bere whisky o altri liquori. Infatti proprio con tale suffisso si identificava, negli anni sessanta, il locale notturno dove si trangugiavano liquori a profusione come peraltro ci viene ricordato da una canzone di Giorgio Gaber: “Trani a gogò” (1962).

Relativamente all’origine abbiamo diverse linee interpretative. Devoto (Lingua nostra, 1983) sostiene che la locuzione francese à gogo, documentata già dal XV sec., è dal Diez connessa con l’antico gogue (XII sec.) = réjouissance, liesse (giubilo, gioia, allegria), mentre è suo parere che derivi dall’antico verbo francese gogoier, di origine onomatopeica corrispondente al nostro gongolare. A sostegno di questa seconda tesi la locuzione “(Tenere) in gongolo”, attestata nel Poliziano, simile al lemma greco, che indicava, oltre brontolare, il tubare delle colombe, e al sanscrito gang yati = emettere grida di gioia, gongolare.

Gilles Ménage (Le origini della lingua Italiana, 1685) alla voce gongolare = “Commuoversi per una certa interna allegrezza”, fa il seguente percorso iniziando dal latino: jocus, jogus, gogus, gogo (quindi il francese gogò) gogolus, gongolare, e da gogus, goga il francese gogue.

Ma la presenza in molti dialetti italiani col significato proprio di gongolare, giubilare come il piacentino “andà in gogla e magogla” o il milanese “andà in (o stà in, o fa) goga e magoga” o centro settentrionale “far goghetta” = gozzovigliare, che il Prati mette in relazione con la locuzione francese “être en goguette” = essere brillo, induce a propendere per altra origine: sembra che si possa ricondurre per derivazione semantica al Gog e Magog biblico.

Va osservato che nella Bibbia Gog è il condottiero dei nemici di Israele (Ez 38-39), re di Ros, Mesech e Tubal (Ez 38,2). Questi territorio – chiamati pure terra di Magog – si trovavano sicuramente nell’Asia Minore. Gog poteva corrispondere al re della Lidia Giges (verso il 650 a.C.). Tuttavia Ezechiele non pensa a un personaggio storico. Gog è il tipo dei nemici di Dio e di Israele. “Dopo molti giorni, alla fine degli anni”, egli farà irruzione nella storia. Insieme con Magog, che qui è personificato, Gog guida l’esercito raccolto da Satana (Ap 20,8).

Si sa, tuttavia, che la Bibbia, come dice Beccaria (Sicut erat, 1999), è il libro che più ci ha fornito di locuzioni idiomatiche anche se molto spesso le parole latine della liturgia erano dai più incomprese e subito corrotte o “usate con consapevole intento parodico”. Dalla primaria citazione biblica si susseguirono nel tempo diverse leggende. La cultura popolare operando poi la desemantizzazione di Gog e Magog in qualcosa di esorbitante o fuori dalla norma, ha portato a diverse locuzioni dialettali.

In italiano la locuzione a gogo è registrata per la prima volta nell’appendice al Dizionario moderno di Panzini a cura di Bruno Migliorini (1963). Due secoli prima, però, nel 1718, Nicolò Castelli (in Croce, Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, 367) scrive in una lettera: “sono arrivato in questa città di Norimberga e v’ho trovato da vivere. I librari a gara m’hanno accarezzato e per otto giorni continui ho vissuto a gogo, adesso dall’uno, adesso dall’altro”.

Ovviamente si trattava di un francesismo non ancora diffuso se ci metterà oltre duecento anni per diventare di uso comune.

Foto: Cartolina dal mondo / dal mio profilo facebook

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